Giorgio Agnisola
Non è difficile riconoscere nel linguaggio di Sorrentino le ascendenze di una cultura romantica, approfondita nella sua matrice più spirituale e drammatica di origine medievale, la frequentazione di un classicismo innestato nella lezione seicentesca, l’immersione infine in una sintassi simbolista e talora surreale. Sembra essere di fatto il simbolismo il riferimento più proprio della sua pittura, il simbolismo come emergenza di un oltre a cui l’esistenza rimanda, inconosciuto ed inconoscibile, di cui pure si avvertono i segni arcani e misteriosi di cui si alimentano i sogni e le visioni e le angosce dell’eterno e del quotidiano. Un linguaggio comunque filtrato da un denso circolo di cultura, perché si nutre appunto di una metafora allusiva e criptica insieme, di un rimando a ciò che si decifra all’interno stesso della sensibilità e della coscienza. Solo in questo senso l’arte di Sorrentino può dirsi colta, recuperando il significato non solo citazionistico ma spirituale di un passato che si legge nelle profondità della storia, ma anche nelle vertigini dell’inconscio, nella cultura antica e presente dei segni e dei simboli, nella scienza del mito.
Giorgio Agnisola
dal catalogo della mostra Lapislazuli deus, centro culturale Il Pilastro, S. Maria Capuavetere. 2001
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